La massima definizione per lavoro e tempo libero: guida ai migliori monitor 4K

I migliori monitor 4K: una guida alla scelta tra OLED e IPS per gaming, grafica o intrattenimento con consigli su come scegliere il modello giusto.
Di Lucia Massaro Aggiornato il 24 Aprile 2026
21 minuti di lettura
Monitor 4K con display piatto e curvo, perfetti per il gaming e l'uso multimediale.

Dopo anni di costante crescita nel campo delle smart TV, gli schermi a risoluzione 4K hanno assunto un’importanza rilevante anche tra i monitor PC. Inizialmente, i monitor 4K venivano considerati solo per l’intrattenimento multimediale, grazie alla maggiore definizione rispetto ai modelli HD e Full HD. Oggi, invece, diventa sempre più importante l’utilizzo di un monitor 4K in diversi ambiti, tra lavoro d’ufficio, progetti grafici e gaming. In questa guida, analizzeremo tutte le caratteristiche e le funzioni più importanti per aiutare nella scelta dei migliori monitor 4K.

Come scegliere un monitor 4K

Di seguito sono riassunti i punti chiave da considerare in fase di acquisto.

Dimensioni e diagonale – Le dimensioni del pannello incidono in modo diretto sull’esperienza  visiva. Esistono modelli compatti da 24 pollici, ma la risoluzione 4K esprime meglio il suo potenziale su schermi un po’ più grandi, da 27 pollici in su. Su dimensioni più grandi, la densità di pixel elevata rende le immagini nitidissime anche a distanza ravvicinata.

Tipo di pannello – Il semplice supporto della risoluzione 4K non basta a garantire l’effettiva qualità di un monitor. È molto importante, in questo senso, riconoscere quale pannello monta un monitor 4K e capire le differenze tra le diverse tipologie di display, tra monitor IPSVATN e OLED.

Refresh rate e tempo di risposta – Se si punta all’acquisto di un monitor 4K, vale la pena tenere in considerazione non solo la qualità dell’immagine, ma anche la fluidità dello schermo. In questo senso, le caratteristiche più importanti da analizzare sono la frequenza di aggiornamento del monitor, il tempo di risposta e la compatibilità con le tecnologie FreeSync e G-Sync.

Connettività – Le porte disponibili fanno la differenza, specialmente in postazioni con più dispositivi collegati. HDMI 2.1 e DisplayPort 1.4 sono oggi lo standard per sfruttare appieno la risoluzione 4K ad alta frequenza. La presenza di USB-C con Power Delivery è particolarmente comoda per chi usa laptop, consentendo di gestire tutto con un solo cavo.

Copertura colore e HDR – Chi lavora in ambito creativo dovrebbe prestare attenzione alla copertura degli spazi colore. La copertura sRGB al 99% è il minimo per un uso professionale serio, mentre per grafica, fotografia e video si punta al DCI-P3. La presenza del supporto per la tecnologia HDR, infine, rappresenta un plus importante nella scelta del miglior monitor 4K.

Quanto costa un monitor 4K?

Come per ogni prodotto tech, all’aumentare del prezzo crescono la qualità del pannello, le tecnologie integrate e le prestazioni complessive. Con il tempo, anche la risoluzione 4K è entrata nella fascia bassa del mercato. Oggi, quindi, non è così difficile trovare monitor 4K economici al di sotto di 350 euro, accettando però qualche compromesso. La fascia media, invece, accoglie i monitor 4K che hanno un prezzo di vendita compreso tra i 350 e i 700 euro circa. Infine, nella fascia alta trovano spazio i monitor con le migliori tecnologie del momento, dedicati a videogiocatori professionali e professionisti grafici che non possono accettare alcun compromesso sulla qualità visiva.

Monitor gaming 4K, schermi piatti con design ROG e Samsung Viewfinity.

Fascia economica (fino a 350 euro)

Nella fascia bassa, i monitor 4K proposti sanno essere convincenti sul fronte della qualità visiva, pur rinunciando alle funzioni più avanzate. Il Samsung ViewFinity S70D (S27D700EAU) è uno dei riferimenti di questa categoria: pannello IPS da 27 pollici, risoluzione 4K, copertura sRGB del 99% e supporto HDR10. Il suo rapporto qualità/prezzo è imbattibile, con prestazioni più che sufficienti per un’ampia varietà di utilizzi, pur rinunciando al refresh rate elevato (si ferma a 60 Hertz). Il Dell S2721QSA percorre la stessa strada ma aggiunge un tocco di carattere in più: 27 pollici e tempo di risposta inferiore (4 ms contro i 5 ms del modello Samsung). È un pannello IPS che supporta AMD FreeSync e con altoparlanti integrati, con una copertura sRGB del 99% che lo rende adatto anche a chi fa grafica di base. Per chi cerca la massima fedeltà cromatica in questa fascia, l’LG 27US500-W si distingue per la copertura al 90% dello spazio colore DCI-P3, una specifica da monitor di fascia superiore a un prezzo contenuto: ideale per fotografi, video editor e content creator che non vogliono spendere molto. Abbastanza completa anche la connettività, con HDMi 2.0, DisplayPort e uscite per cuffie. Infine, chi preferisce una diagonale più generosa può puntare sul Philips 32E1N1800LA. In questo caso, parliamo di un pannello VA da 31,5 pollici, con supporto HDR10, angolo di visione di 178° e altoparlanti stereo integrati.

Fascia media (da 350 a 700 euro)

Salendo di fascia, si trovano monitor che alzano sensibilmente l’asticella. L’ASUS ROG Strix XG27UCS è la proposta più bilanciata. Si presenta con una scheda tecnica di alto livello, ma a un prezzo accessibile: pannello IPS da 27 pollici a 160 Hertz e con tempi di risposta di 1 ms, compatibilità G-Sync e porta USB-C. L’LG UltraGear 27GR93U-B è invece una scelta intelligente per chi vuole un modello più compatto, rispetto ai 32 pollici, e ha un’attenzione alla fluidità e reattività. È adatto sia al PC sia alle console di ultima generazione grazie alle due porte HDMI 2.1. Offre 144 Hz, tempo di risposta da 1 ms GtG, supporto FreeSync Premium e G-Sync, oltre a una buona gestione ergonomica con regolazione di altezza, inclinazione e rotazione. Di contro, chi preferisce un monitor più grande da 32 pollici, può rivolgere la propria attenzione verso il Samsung Odyssey S32BG700. Punta su un mix molto riuscito tra ampiezza dell’immagine, fluidità e funzioni smart. Il pannello IPS, la frequenza a 144 Hz, il tempo di risposta di 1 ms e la piattaforma Tizen lo rendono interessante sia per giocare sia per l’intrattenimento multimediale. Chiude la fascia l’MSI MAG 321UP QD-OLED, la proposta più audace del gruppo: un pannello da 31,5 pollici con tecnologia QD-OLED e integrazione di MSI OLED Care 2.0 che porta la qualità dell’immagine a un livello radicalmente superiore rispetto ai pannelli tradizionali, pur mantenendosi su un prezzo più contenuto rispetto ai modelli top di gamma.

Fascia alta (oltre 700 euro)

Nella fascia alta entrano i monitor migliori sul mercato, dove la tecnologia OLED domina incontrastata e l’elevata qualità dell’immagine diventa un must-have. L’LG 32GS95UV-B unisce la diagonale da 32 pollici alla tecnologia OLED e a un’impostazione premium orientata a chi cerca immagini molto definite, colori intensi e un’esperienza di gioco di livello superiore. Ha infatti il suo refresh rate a 240 Hertz e tempo di risposta di 0,03 ms, con la modalità Dual Mode che consente di passare da 4K a 240 Hz a Full HD a 480 Hz. L’ASUS ROG Swift OLED PG32UCDMR è il diretto concorrente, con pannello QD-OLED da 32 pollici a 240 Hz, dissipatore di calore personalizzato, che spegne il display quando non rileva l’utente per prevenire il burn-in, USB-C con 90W di Power Delivery e DisplayPort 2.1. Un monitor pensato per chi vuole il meglio senza compromessi. Il Dell Alienware AW3225QF chiude il trio con una proposta leggermente diversa: pannello QD-OLED da 32 pollici curvo con refresh rate a 240 Hz e supporto AMD FreeSync. L’assenza di USB-C è compensata da un prezzo di listino più contenuto rispetto ai rivali, rendendolo un punto di ingresso più accessibile all’universo OLED 4K di fascia premium.

Cosa si intende per monitor 4K e monitor Ultra HD?

Il termine monitor 4K fa riferimento alla risoluzione dello schermo, ossia il prodotto dei pixel verticali e orizzontali che compongono l’immagine. Comunemente, la definizione 4K si applica a tutti gli schermi dotati di una risoluzione verticale di 2160 pixel. In realtà, lo standard 4K nasce in ambito cinematografico e fa riferimento non alla risoluzione verticale, ma a quella orizzontale, che deve rispettare il valore di 4096 pixel (4K è l’approssimazione di 4000 pixel). Nel momento in cui si passa ai formati televisivi con risoluzione di 3840 x 2160 pixel, dunque, non si parla propriamente di 4K, ma di Ultra HD. Ciononostante, per facilitare la comunicazione dei prodotti più commerciali ormai non si dà più peso a questo tipo di distinzione, equiparando i termini 4K e Ultra HD.

Dato che nei monitor 4K il numero di pixel è quattro volte superiore a quello di un monitor Full HD, il principale vantaggio di questa risoluzione è la definizione nettamente superiore dell’immagine. La qualità maggiore è percepibile non solo nei contenuti di tipo multimediale, come un filmato 4K, ma in tutti gli elementi a schermo, dalla pulizia delle linee alla nitidezza di un testo scritto. Tuttavia, nel momento in cui si attiva la risoluzione 4K dalle impostazioni del proprio sistema operativo, è possibile che le icone e i testi risultino molto più piccoli rispetto alle risoluzioni inferiori. Fortunatamente, sia Windows che MacOS mettono a disposizione un sistema di ridimensionamento automatico dell’immagine per riportare tutti gli elementi a una grandezza standard, ma godendo allo stesso tempo dei miglioramenti visivi della risoluzione 4K.

I monitor 4K più popolari:
Asus ProArt PA27UCGE
LG 32UN650-W
Samsung S43FM702UU

Monitor PC 4K: i diversi tipi di pannello a confronto

Sostenere che tutti i monitor 4K siano uguali perché condividono la stessa risoluzione è una semplificazione eccessiva. Sono diversi, infatti, i fattori che differenziano i tanti modelli di monitor 4K per qualità. Uno dei più importanti è la tipologia del pannello. Questa caratteristica è ben specificata nella maggior parte delle schede tecniche di un monitor, ma è fondamentale capirne i pro e i contro per poter trovare il modello migliore per le proprie esigenze.

Monitor 4K con schermo piatto, ideale per intrattenimento e lavoro creativo.

IPS

Si tratta della soluzione più diffusa tra i monitor PC. La tecnologia IPS, o In-Plane Switching, ha portato a un miglioramento netto rispetto alle tecnologie LCD di precedente generazione. Il primo vantaggio dei pannelli IPS riguarda l’angolo di visuale, ossia l’angolazione massima a cui si può visualizzare correttamente l’immagine a schermo. Nel caso dei monitor 4K IPS, i colori, il contrasto e la luminosità risultano omogenei fino a un’angolazione di 178 gradi. Un altro pregio dei pannelli IPS è l’ottima riproduzione dei colori. Sebbene in questo caso giochi un ruolo fondamentale la calibrazione dello schermo, argomento che sarà trattato in seguito, i monitor IPS godono di base di una resa più naturale dei colori, senza eccedere nella saturazione, il che si addice particolarmente a fotografi, designer e content creator. Nel caso dei monitor da gaming, inoltre, i pannelli di tipo IPS con frequenza di aggiornamento elevata non soffrono troppo per quanto riguarda l’effetto motion blur durante le animazioni più rapide.

Di contro, uno dei difetti più comuni nei monitor 4K IPS è il cosiddetto backlight bleeding. Si tratta di un fenomeno per cui il pannello di retroilluminazione dello schermo genera degli aloni bianchi, spesso visibili ai margini dello schermo in presenza di immagini scure o in stanze buie. Non si tratta di un difetto presente nel 100% dei monitor dotati di questa tecnologia, in quanto dipende anche dalla qualità costruttiva del prodotto. L’altro aspetto negativo della tecnologia IPS è la profondità del colore nero, che tende più al grigio scuro e riduce leggermente la ricchezza dei colori nei filmati 4K.

VA

pannelli VA sono particolarmente diffusi tra i monitor Samsung e nella categoria dei monitor gaming di fascia economica. Rispetto alla tecnologia IPS, i monitor VA vantano una maggiore profondità dei neri e livelli di contrasto più elevati. Questo porta l’utente a percepire una ricchezza superiore nei colori e, in generale, una buona esperienza nell’utilizzo multimediale.

In realtà, i colori sono sì più saturi, ma con lo svantaggio di una fedeltà inferiore, il che comporta dei limiti nel momento in cui si vuole utilizzare un monitor VA per lavori di grafica e di fotoritocco. Un altro svantaggio dei pannelli VA riguarda gli angoli di visuale, molto spesso più ristretti di un monitor IPS. Questa caratteristica si traduce in piccole distorsioni nella resa dei colori nel momento in cui non si visualizza lo schermo frontalmente. Infine, se si cerca un monitor 4K per il gaming, è necessario specificare che nei monitor VA è molto più facile percepire maggiore motion blur (effetto scia) nelle animazioni più rapide.

TN

Per quanto riguarda i pannelli TN, questa tecnologia è sempre meno diffusa sul mercato, limitandosi a pochi e non molto recenti monitor 4K di fascia economica. La graduale scomparsa dei monitor TN è dovuta ai costi di produzione sempre più bassi per i pannelli di tipo IPS o VA, di gran lunga preferibili. I monitor TN portano comunque dei vantaggi, oltre ai prezzi maggiormente accessibili. Il primo riguarda il tempo di risposta di questo tipo di pannello, mediamente inferiore rispetto ai monitor VA e IPS di fascia economica. Un tempo di risposta basso si traduce in un input lag inferiore, specialmente quando si parla di un monitor con frequenza di aggiornamento elevata. Questo porta un vantaggio non indifferente in ambito gaming.

Di contro, i pannelli TN perdono molto in termini di qualità dell’immagine. In particolare, i colori risultano decisamente più slavati, insieme a livelli di contrasto bassi e angoli di visuale limitati. A parità di prezzo, dunque, si tende sempre a preferire un monitor IPS o VA a un vecchio monitor dotato di pannello TN.

OLED

Quando si parla di monitor 4K OLED non si fa un riferimento preciso a un tipo di pannello, quanto a una tecnologia di retroilluminazione. Nelle tre tipologie di pannelli trattate in precedenza, ossia IPS, VA e TN, la retroilluminazione è sempre gestita a LED. Ciò significa che dietro al pannello è presente una piastra dedicata proprio all’illuminazione dei pixel. Nel caso della tecnologia OLED, i diodi contenuti nel pannello sono illuminati autonomamente, pixel per pixel. Questa caratteristica è molto importante nella gestione dei colori, e in particolare del nero: quando un’immagine presenta delle sezioni nere, i pixel non vengono illuminati del tutto, traducendosi in una profondità dei neri assoluta e una resa dei colori nettamente superiore.

Di contro, i monitor OLED – così come i TV – hanno costi mediamente più alti, rispetto alle altre tecnologie.

Monitor 4K con pannello IPS:
BenQ EX3210U
Dell UltraSharp U3225QE
LG 32G810SA-W

Le caratteristiche che rendono un monitor 4K fluido

Nella ricerca di un monitor 4K vale la pena non limitarsi alla semplice risoluzione, ma concentrarsi su alcune caratteristiche che permettono di godere di una maggiore fluidità durante l’uso. Sono tre le principali specifiche tecniche che vanno a determinare la fluidità e la rapidità di un monitor 4K PC: frequenza di aggiornamento, tempo di risposta e il supporto delle tecnologie FreeSync e G-Sync.

Frequenza di aggiornamento

La frequenza di aggiornamento, o refresh rate, indica la velocità con la quale viene aggiornato il contenuto presente a schermo. Questo valore si esprime in Hertz (Hz), ossia un dato numero di aggiornamenti al secondo. Nel caso dei monitor 4K, e più in generale di tutti i monitor PC, la frequenza di aggiornamento parte da una base di 60 Hz e si spinge fino a 144, 160 e addirittura 240 Hz nei prodotti più avanzati. Nel momento in cui si supera lo standard base di 60 Hz, la maggiore frequenza di aggiornamento permette di tracciare velocemente le animazioni e lo spostamento di tutti gli elementi presenti nell’immagine, traducendosi in una fluidità superiore.

Sebbene tutti gli utenti possano godere dei vantaggi portati da un monitor 4K con frequenza di aggiornamento elevata, questa caratteristica è ricercata soprattutto dai videogiocatori competitivi. Non a caso, nel momento in cui il monitor si interfaccia con la scheda grafica, la frequenza di aggiornamento rappresenta anche il numero massimo di fotogrammi al secondo che un monitor è in grado di gestire, senza rischi di artefatti grafici.

Tempo di risposta

Il tempo di risposta di un monitor è il tempo (espresso in millisecondi) che impiega un input esterno a tradursi in un’azione a schermo, ma anche il tempo con cui il pannello LCD cambia le proprietà ottiche di un pixel, passando da nero a bianco e nuovamente a nero. Nel caso dei monitor 4K, per ottenere un’immagine molto responsiva è importante che il tempo di risposta sia più basso possibile. Nella maggior parte dei prodotti di questa categoria, il tempo di risposta medio varia da 4 a 8 millisecondi, mentre per i monitor 4K top di gamma riescono a mantenere un tempo di risposta minimo di 1 millisecondo.

Quando si cerca l’effettivo tempo di risposta di un monitor 4K, è importante che questo valore sia accompagnato dalla dicitura GtG (Grey to Grey). In molti casi, invece, è facile trovare il tempo di risposta accompagnato dal termine MPRT: si tratta di una tecnologia dedicata alla riduzione del motion blur, e agisce disattivando e riattivando la retroilluminazione del display in base ai cambiamenti nell’immagine. Questo sistema permette di percepire un tempo di risposta inferiore e, di conseguenza, una maggiore rapidità dello schermo. In realtà, quando ci si trova davanti a un monitor dotato di tempo di risposta di 1 ms MPRT, il valore GtG potrebbe essere comunque di 4 ms o più.

Monitor 4K per il gaming:
Asus ROG Strix XG32UCWMG
Acer Predator X45bmiiphuzx
MSI MAG 272UP QD-OLED X24

Supporto FreeSync/G-Sync 

Per poter visualizzare un’immagine su un monitor 4K, è necessario che il computer o un altro dispositivo sia dotato di un processore grafico. In molti casi questo elemento è integrato nel processore centrale del PC (CPU). In caso contrario, per l’elaborazione delle immagini è necessaria una scheda grafica dedicata. Ciò che non viene mai specificato, tuttavia, è che la scheda grafica non conosce precisamente le caratteristiche tecniche del monitor a cui viene collegata. Questo significa che la scheda grafica elabora un certo numero di fotogrammi, ma senza preoccuparsi di come il monitor sarà in grado di gestirli. Il rischio più comune, in questi casi, è che il processore grafico generi un numero di fotogrammi superiore alle capacità di un monitor, portando a un fenomeno conosciuto come tearing: non essendo presente una sincronizzazione tra i due componenti, i fotogrammi si accavallano e generano difetti grafici molto evidenti, come immagini spezzettate.

L’unica soluzione universale per evitare questi problemi di visualizzazione prende il nome di V-Sync, o sincronia verticale. Si tratta, in sostanza, di un comando che obbliga la scheda grafica a generare un numero specifico di fotogrammi al secondo, per non superare il limite massimo del monitor, riconoscibile dalla sua frequenza di aggiornamento. L’utilizzo del V-Sync non è sempre la via migliore da percorrere, dato che comporta dei rischi maggiori di rallentamenti nelle animazioni (stuttering). Negli ultimi anni, fortunatamente, AMD e Nvidia hanno sviluppato dei metodi alternativi e più innovativi per gestire la sincronia dei fotogrammi, rispettivamente con le tecnologie FreeSync e G-Sync.

Cosa sono FreeSync e G-Sync e quali sono le differenze
 
La tecnologia FreeSync è stata sviluppata da AMD, mentre G-Sync da Nvidia. Queste aziende sono, a loro volta, tra i principali produttori di processori per schede grafiche. Entrambe le tecnologie si occupano di comunicare in maniera più precisa con il monitor, in modo che quest’ultimo si adatti al numero di fotogrammi generati dalla scheda grafica. Ad esempio, se una scheda elabora 120 fotogrammi al secondo, il monitor si imposta automaticamente su una frequenza di aggiornamento di 120 Hz (a patto che simili frequenze siano compatibili). Il principale vantaggio di FreeSync e G-Sync è la sincronizzazione adattiva: il monitor regola dinamicamente la sua frequenza di aggiornamento in base ai frame generati dalla scheda grafica, eliminando tearing e stuttering senza i limiti del V-Sync.

FreeSync (AMD) e G-Sync (NVIDIA) funzionano allo stesso modo. FreeSync si trova su più monitor 4K, anche economici. Copre un ampio range di frequenze (da 9 a 240 Hz con LFC). G-Sync è migliore contro l’effetto scia (ghosting) grazie a tecnologia avanzata. La versione completa richiede un modulo hardware nel monitor, ma quella compatibile funziona su monitor FreeSync con schede NVIDIA recenti.

La massima qualità in un monitor 4K: la calibrazione dei colori e il supporto HDR

Per quanto la percezione di un colore sia generalmente universale, monitor 4K differenti non permettono di visualizzare la stessa immagine con gli stessi colori. Per questo motivo, sono stati creati degli standard di riferimento, conosciuti come spazio colore, ossia la gamma di colori identificati dall’occhio umano sulla base di specifici riferimenti in termini di temperatura, saturazione e altre informazioni. Gli spazi colore più diffusi e conosciuti sono sRGB in ambito web, AdobeRGB per la stampa digitale e DCI-P3 per i video.

Quanto appena detto è molto importante nella scelta di un monitor Ultra HD di qualità, in particolare se destinato a un uso professionale in ambito grafico. Nella maggior parte dei monitor 4K è presente nella scheda tecnica la percentuale di copertura di un determinato spazio colore, ad esempio 100% sRGB o 97% DCI-P3. I prodotti di fascia più alta vengono già calibrati in fase di produzione, e sono dotati di un certificato che indica proprio la copertura degli spazi colore più diffusi. In altri casi, invece, una scarsa resa dei colori può essere sistemata con un processo di calibrazione manuale. Per effettuare questa operazione sono due le strade percorribili: agire direttamente sul bilanciamento dei colori dal pannello di controllo del monitor, oppure procurarsi una sonda per la calibrazione dei colori.

Un altro aspetto che premia un monitor 4K in termini di qualità dell’immagine è il supporto HDR. La tecnologia HDR, che sta per High Dynamic Range, permette di estendere l’intervallo dinamico tra chiaro e scuro all’interno di un’immagine. Più semplicemente, con l’uso della tecnologia HDR è possibile visualizzare molti più dettagli sia nelle zone chiare di una foto o un filmato, sia nelle zone scure. Chiaramente, non è il supporto HDR di un monitor a garantire questo tipo di miglioramento, ma è necessario che gli stessi contenuti siano stati originariamente registrati con tecnologia HDR.

Ciò detto, per poter apprezzare al meglio i maggiori dettagli di un’immagine HDR, è necessario che il monitor riesca a spingersi a un livello superiore di luminosità rispetto ai valori standard. Per questo motivo, diversi monitor 4K sono dotati di certificazione VESA DisplayHDR, accompagnata dal livello massimo di luminosità raggiungibile dallo schermo. Per fare un esempio, il monitor LG 27UN880-B è dotato di certificazione VESA DisplayHDR 400, ed è quindi in grado di raggiungere una luminosità di picco di 400 nits.

Qual è il migliore collegamento video per un monitor 4K?

Scegliere come collegare il monitor 4K è importante non solo in termini di compatibilità, ma anche di qualità. Ogni tipo di collegamento video, infatti, ha i suoi pregi e i suoi difetti.

HDMI

Il collegamento HDMI nasce come soluzione di riferimento per la gestione dei segnali digitali ad alta risoluzione. Rispetto al più vecchio collegamento DVI-D, con HDMI è possibile gestire sia il segnale video, sia quello audio. Le porte HDMI presenti nei monitor, tuttavia, non sono tutte uguali. Per gestire la risoluzione 4K, infatti, è necessario che un monitor sia dotato almeno di una porta HDMI 2.0, in grado di gestire un segnale a risoluzione 4K e frequenza di aggiornamento massima di 60 Hz. Con i più recenti collegamenti HDMI 2.1, invece, è possibile spingersi fino alla risoluzione 4K a 144 Hz o addirittura 8K a 60 Hz. Il principale vantaggio del collegamento HDMI è la sua ampia compatibilità, che si estende dai più classici computer fissi e portatili, fino a decoder TV, console da gaming e altri tipi di sorgenti video e audio. Di contro, uno svantaggio importante riguarda la stabilità del segnale, specialmente nel caso servisse un cavo molto lungo. Con cavi superiori ai 2 metri, infatti, la qualità video del collegamento HDMI tende a scendere.

DisplayPort

Lo standard DisplayPort è più recente dell’HDMI e, generalmente, quello migliore per collegare il PC a un monitor 4K. La versione di DisplayPort più diffusa nei monitor 4K è la 1.4, capace di raggiungere una frequenza di aggiornamento di 120 Hz (o 144 Hz con compressione DSC) a risoluzione 4K, mentre la più recente 2.1 supporta frequenze ancora più elevate. I cavi DisplayPort, inoltre, garantiscono un segnale molto più stabile, e permettono di sfruttare le tecnologie FreeSync e G-Sync, trattate in precedenza. Sebbene sia lo standard di riferimento per le schede video dei computer fissi, il DisplayPort è oggi facilmente utilizzabile anche su molti laptop moderni tramite adattatori o cavi dedicati che sfruttano le porte USB-C.

USB-C

Rispetto alle due tipologie precedenti, il collegamento USB-C è molto più particolare. Questo standard, infatti, nasce e si diffonde come collegamento dati ed energetico. Ad oggi, infatti, le porte USB-C sono le più utilizzate per la ricarica di smartphone, tablet e laptop. Più recentemente, la tecnologia USB 3.1 ha permesso di utilizzare il collegamento USB-C anche per il segnale video, allineandosi per caratteristiche allo standard DisplayPort. Nel caso un monitor 4K sia dotato di porte USB-C, quindi, risulta molto più semplice collegare un dispositivo di ultima generazione, come le ultime serie di MacBook.

Pubblicato il 19 Marzo 2024
Lucia Massaro
Lucia Massaro

Classe 1990, formazione umanistica, laureata in Traduzione Specialistica e una passione nascosta per la tecnologia. Sono la prova lampante che nella vita ognuno è l’artefice del proprio destino. Ho iniziato a giocare con il primo computer quando avevo appena imparato a leggere. Man mano abbandonavo la pesante enciclopedia cartacea per passare a Encarta, la più famosa enciclopedia multimediale prodotta da...Leggi tutto

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